Uno spettacolo emozionante che ha catturato il pubblico
Si è svolto sabato 18 e domenica 19 luglio, a Messina, lo spettacolo Donne, del regista Francesco R. Vadalà, prodotto da noi di Aurée Magazine. Alla realizzazione ha contribuito in maniera determinante Carlo Oteri, direttore tecnico luci con alle spalle una carriera professionale di alto livello. Al suo fianco lo stesso regista, che oltre a curare la messa in scena ha messo a disposizione della produzione l’enorme bagaglio culturale che porta con sé e i lunghi anni di teatro, contribuendo in prima persona a ogni fase del lavoro.
Lo spettacolo ha registrato un notevole successo di pubblico, atteso del resto dalla notorietà dello stesso Vadalà, da tempo abituato a portare in scena il dramma antico come chiave per affrontare temi che attraversano i secoli senza perdere urgenza: la figura della donna e il suo ruolo nel tessuto sociale, ma anche la guerra, motivo cardine di ogni tragedia classica e filo che lega il mito al presente.





La donna, da vittima a vincitrice
In questo caso la donna è colei che subisce il conflitto di Troia insieme ai propri figli: viene ripudiata, maltrattata, ridotta a oggetto e trofeo di guerra, spogliata di ogni ruolo che non sia quello di vittima. Eppure il messaggio che lo spettacolo intende restituire allo spettatore non è la sua fragilità, ma esattamente il suo opposto: la forza che sopravvive alla sopraffazione. Il regista, psicologo specializzato in psicodramma, ha scelto il mito come strumento di catarsi, capace di trasformare la voce, il gesto e il corpo in linguaggio del dolore antico delle donne — un dolore che nello spettacolo trova infine la propria liberazione. Sulla scena le catene si spezzano, e da quella rottura affiorano il coraggio e la dignità concessa da Zeus, per onore.
Le voci del mito
Le donne del mito si susseguono sulla scena una dopo l’altra, ciascuna portatrice di una propria storia di dolore e resistenza: Elena, Cassandra, Clitennestra, Ecuba, Briseide, Mnemosine, Andromaca, Ifigenia. Alle loro voci si intreccia quella maschile di Omero, che si fa testimone e al tempo stesso accusatore, denunciando l’ingiustizia della guerra e le sofferenze inutili che essa semina. E se si guarda ai tempi, all’antico e al presente, si scopre che poco è davvero cambiato: i profeti continuano a vedere, come Cassandra, senza essere creduti, condannati a un dono che nessuno vuole ascoltare.





Danza, costumi e atmosfera scenica
A tenere insieme il racconto, sulla scena, è la danza di Sharon Nicosia, che attraversa lo spettacolo come un filo conduttore silenzioso. La sua presenza, quasi misterica, rappresenta il fato che annuncia e osserva, e che infine completa l’opera dopo la libertà esercitata dall’uomo. A rafforzare il tono nobile del racconto mitico contribuiscono i costumi di scena studiati dal regista e realizzati da Antonella Grasso.
In scena: Amani Abdel Hadi, Rosemary Calderone, Giovanna Farsaci, Claudia Gemelli, Elena Grasso, Francesca Marcaione, Cetti Mazzeo, Sharon Nicosia, Giada Vadalà e Gianni Di Giacomo.

Foto concesse da Carlo Oteri