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Teatri di Pietra contro la dittatura dei “like”: ad Halaesa lo spettacolo sull’essenza dell’invisibile

Tra le rovine millenarie di Tusa va in scena “Per visibilia ad invisibilia”, un viaggio coreografico firmato da Aurelio Gatti che trasforma il corpo in un manifesto politico e poetico contro la trasparenza sociale.

C’è un paradosso contemporaneo che consuma le nostre vite: la sovraesposizione digitale. Viviamo immersi in una vetrina perenne, collezioniamo sguardi virtuali, eppure la sensazione di isolamento non è mai stata così tagliente. Si può avere un milione di like e accorgersi, improvvisamente, di non essere visti da nessuno. Da questo cortocircuito sociale e umano nasce l’urgenza di “Per visibilia ad invisibilia”, lo spettacolo di teatro danza che venerdì 21 agosto 2026, alle ore 21.30, illuminerà lo straordinario scenario dell’area archeologica Halaesa Arconidea di Tusa, in provincia di Messina.

La rappresentazione costituisce il terzo attesissimo appuntamento di “Uno. Nessuno. Centomila INVISIBILI”, un progetto teatrale d’ampio respiro ideato dal centro di produzione catanese Rebetiko Produzioni Ets (fondato dal regista e drammaturgo Paolo Toti Guagenti e che vede tra i suoi pilastri l’attrice e docente Chiaraluce Fiorito). L’iniziativa ha intercettato la sensibilità delle istituzioni nazionali, rientrando tra i Progetti Speciali del Ministero della Cultura per il 2026.

La pietra che si fa carne: i Teatri di Pietra in Sicilia

L’evento non è un appuntamento isolato, ma si inserisce nella prestigiosa cornice di “Teatri di Pietra in Sicilia”. Questa straordinaria rete di spettacolo dal vivo, che attraversa l’estate siciliana dal 16 luglio al 5 settembre, porta oltre 80 appuntamenti in più di 20 siti archeologici e monumentali dell’isola. In questi luoghi, la storia millenaria non fa semplicemente da scenografia, ma dialoga attivamente con i corpi dei performer, amplificando il senso di continuità tra il passato e le domande del presente.

Una domanda universale: mi stai ascoltando o mi stai solo guardando?

A guidare questa esplorazione è il regista e coreografo Aurelio Gatti, che ha strutturato la pièce (prodotta da MDA Produzioni Danza e Obliquo) attorno a un bisogno umano tanto profondo quanto calpestato: il riconoscimento reciproco.

“La performance nasce da una domanda urgente”, spiega Gatti. “Nel linguaggio del corpo, del gesto e del ritmo, cerchiamo un’altra forma di visione: più intima, più vera, più umana. Una visione che non passa dagli occhi, ma dall’essere presenti. È un invito a rallentare, a sentire, a tornare alla relazione”.

In scena, la forza del movimento è affidata a quattro danzatori — Carlotta Bruni, Paola Saribas, Lorenzo Della Rocca e Martina Guglielmino — le cui evoluzioni dialogheranno con le musiche originali di Marco Schiavoni, la voce narrante di Sebastiano Tringali e il canto di Chiara Meschini.

Il peso politico dell’invisibilità

Il messaggio dello spettacolo supera i confini dell’estetica per farsi profondamente politico. L’invisibilità, suggerisce la regia, non è una condizione che riguarda solo gli emarginati storici, ma una malattia sottile che colpisce chiunque si scopra improvvisamente “trasparente” dentro la rete sociale: il giovane di cui nessuno ascolta le ambizioni, l’anziano lasciato solo, il lavoratore schiacciato dai turni di produzione.

Educare lo sguardo all’empatia e alla cura diventa così un atto di resistenza. E quale luogo migliore per farlo se non il silenzio sacro di un’area archeologica, dove il tempo rallenta e l’essenziale torna visibile?


  • Dove: Area Archeologica Halaesa Arconidea, Tusa (Messina)
  • Quando: Venerdì 21 agosto 2026, ore 21.30
  • Biglietti e info: Prevendite online disponibili sulla piattaforma Liveticket. Per informazioni telefoniche è attivo il numero 351.9072781.

L'Autore

Elena Grasso

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.