Tra fisica quantistica, energia del sole e simbolismo antico: un viaggio nel significato della luce, l’unica vera bussola per riconoscere, in noi e negli altri, il confine tra autenticità e finzione.
Il tema di questo mese è la luce. Mi sono soffermata più volte a pensare a cosa sia davvero, e non è facile rispondere. Perché la luce non è solo assenza di buio, non è solo una lampadina che si accende: è molto di più.
La luce secondo la fisica: onda, particella, mistero
Secondo i fisici, la luce è entrambe le cose insieme: onda e particella. È un dualismo che la scienza ha messo a fuoco lentamente, nel corso di tre secoli di dispute. Newton la immaginava come un flusso di minuscoli corpuscoli; Young, con il celebre esperimento delle due fenditure, dimostrò che si comporta come un’onda capace di interferenza; Einstein, studiando l’effetto fotoelettrico — la scoperta che gli valse il Premio Nobel nel 1921, non la teoria della relatività, come molti credono — mostrò che la luce è anche fatta di quanti discreti di energia, i fotoni. Da allora la meccanica quantistica convive con questo paradosso: la luce è onda quando si propaga, particella quando interagisce con la materia, e nessuna delle due descrizioni la esaurisce da sola.
La ricerca più recente si muove proprio su questo crinale. Nel 2023 il Premio Nobel per la Fisica è stato assegnato a Pierre Agostini, Ferenc Krausz e Anne L’Huillier per aver imparato a produrre impulsi di luce della durata di un attosecondo — un’unità di tempo così breve che ce ne stanno quante più ne contano gli anni dall’origine dell’universo, in un solo secondo. Grazie a questi lampi infinitesimali, oggi possiamo osservare quasi in tempo reale il movimento degli elettroni dentro atomi e molecole: la luce non si limita più a farci vedere le cose, è diventata lo strumento con cui guardiamo dentro la materia stessa.
A partire da qui la mia curiosità si è soffermata sull’essenza della luce: che significa che è anche onda? Se è onda, vuol dire che si propaga — e infatti non viaggia solo per irraggiamento, come i raggi del sole che ci arrivano diretti, ma in molti altri modi, riflettendosi, rifrangendosi, attraversando la materia stessa che incontra.
La luce del sole dà felicità
La luce, per me, è la vita. Proviene dal sole, e il sole è fonte di vita: quando è presente, le cellule del corpo ricevono un input vitale, sollecitate dall’energia benefica della luce. Non è solo un modo di dire poetico: è biologia.
Quando la luce solare colpisce la retina, invia un segnale al nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo — il nostro orologio biologico interno — che regola il ritmo sonno-veglia, inibisce la produzione di melatonina durante il giorno e favorisce il rilascio di serotonina, il neurotrasmettitore che governa l’umore, l’energia e persino l’appetito. È anche per questo che, nei mesi più bui dell’anno, la malinconia trova terreno più fertile, ed è per questo che si consiglia un’esposizione regolare alla luce naturale. Allo stesso tempo, sulla pelle, i raggi UVB convertono il 7-deidrocolesterolo in vitamina D3, che fegato e reni trasformano poi nella sua forma attiva: una vitamina che non è solo “amica delle ossa”, perché ne favorisce l’assorbimento del calcio, ma interviene anche nella regolazione del sistema immunitario e dell’umore. Il sole, infine, stimola la produzione di beta-endorfine, le stesse molecole legate al piacere e al benessere. Ecco perché basta una passeggiata nelle ore centrali della giornata per restituire al corpo — e alla mente — qualcosa che nessun integratore può sostituire del tutto.
La sapienza dell’Antica Grecia, dove ebbe inizio
La luce rappresenta simbolicamente la conoscenza. La filosofia nasce in Grecia, nel cuore del Mediterraneo, e non al Nord, dove la luce è merce rara per buona parte dell’anno: qui domina lo spazio per molte ore del giorno, e forse non è un caso che sia nata proprio qui, dove la luce è quasi una condizione permanente dello sguardo. La luce, dunque, rappresenta la sapienza: ciò che emerge, ciò che viene fuori dal nascosto, ciò che viene visto — al contrario dell’oscuro, del subdolo. E così è nell’uomo. Di chi vive nell’ombra si dice che non fa nulla di buono, mentre chi vive nella luce, cioè nella verità, non ha nulla da temere.
Oggi quanti di noi vivono ancora nell’ombra? Quanti preferiscono la parte oscura di sé e mantengono la verità sommersa nel proprio cuore? Qui non è in discussione la bontà o meno dell’azione, ma il fatto che non si è autentici: ed è proprio questa l’unica vera luce, l’autenticità. Un uomo vivrebbe nella luce se ammettesse la propria crudeltà e il proprio disinteresse per l’altro; invece preferisce tradire sé stesso, mentendo con l’inganno della morale — una morale che non esiste per sé, ma solo per la società: un moralismo. Chi sei tu, quando nessuno ti vede?
Quando la luce diventa ombra travestita
In questi giorni mi è capitato di assistere agli strascichi di una campagna elettorale che mi ha coinvolta personalmente, e ho potuto constatare quanto certi uomini siano ancora lontani dall’autenticità che pure conoscono solo a parole. Incarnare la parola non è affatto facile, ma è l’unica strada che abbiamo per evolvere in questa vita. E non importa quanta strada si faccia, né se la si faccia con successo: il vero successo è potersi guardare allo specchio quando si è soli e dire «anche oggi sono stato vero». Quindi cos’è poi la mia verità, se cambia a seconda delle situazioni?
Mai come in questo caso ho potuto constatare con mano quanto, per certi uomini, la propria natura si trovi a fare i conti con pulsioni basse, egoismi, piccoli scettri conquistati. Mi ha colpito, in particolare, l’atteggiamento di chi si era presentata come la Giovanna d’Arco della situazione: parole nobili pronunciate in pubblico, mentre nel cuore — si è poi capito — si nutriva soprattutto l’ambizione di una poltrona. Ecco la luce di cui parlo: la coerenza tra il detto e il fatto, tra la parola di comodo e la situazione che cambia. Perché quasi tutti i politicanti, finita la campagna elettorale, tornano a disinteressarsi della gente? Quella bontà, quella disponibilità, non erano vera luce, ma ombra travestita da luce che, per ottenere lo scopo del potere — caratteristica propria del male — deve presentarsi, per un tempo più o meno definito, sotto sembianze diverse. Come la strega di Biancaneve, dietro la cui bellezza si nasconde la malvagità di una donna invidiosa, che ambisce a distruggere la rivale per dominare da sola sul trono.
Credevo che in qualche modo la politica stesse cambiando, e che gran parte della società stesse aprendo gli occhi. Mi sbagliavo: il risveglio non ha ancora toccato la massa che vive nella grotta, quelli che seguono le ombre perché non conosce ancora la luce. Sarebbe, è vero, impossibile sopportare l’abbaglio di un cambiamento, e anche doloroso, perché significherebbe gettare le maschere del perbenismo — più comode, del giudizio sociale, di cui si ha timore — e accettare un certo compromesso con l’invisibile, perché a nessuno piace essere invisibile.
Ancora troppo lontani dalla luce della giustizia, ma abbastanza vicini a quella personale, che resta comunque una scelta: la luce è a disposizione di tutti, in ogni momento della vita. Basta scegliere da che parte stare, e anche grazie a queste esperienze, la scelta diventa più forte. Il cambiamento c’è stato, è vero, ma è sempre e soltanto dentro di noi.