Aurée Magazine, questo mese, si apre con il tema delle relazioni.
Un tema affascinante e complesso, perché parte da un presupposto semplice e radicale allo stesso tempo: tutto è relazione. Tutto è connesso.
Per questo abbiamo scelto di dedicare l’intero numero a questa trama invisibile che attraversa le cose, gli esseri, i luoghi. Dall’architettura alla letteratura, dal cibo al pensiero filosofico, ogni sguardo può diventare legame con qualcos’altro. Ogni incontro può aprire una soglia.
Accanto agli scritti, abbiamo sentito il bisogno di fare esperienza diretta di questo tema. A gennaio abbiamo organizzato un seminario laboratoriale rivolto a ragazzi tra i 16 e i 21 anni: un’età delicata, in cui le relazioni iniziano a prendere forma, a incidere, a orientare il modo in cui ci si affaccia al mondo. La relazione diventa allora uno spazio privilegiato per comprendere se stessi e intraprendere quel cammino di conoscenza che, forse, è il motivo più profondo per cui siamo qui.
Affrontare il tema delle relazioni significa attraversare la complessità. Per questo il seminario è stato pensato come un percorso a fasi. Siamo partiti da una visione ampia: la teoria del cosmo complesso, l’antica idea secondo cui tutto è connesso. Una visione cosmologica che attraversa il pensiero degli ermetici e di molti filosofi antichi, e che ci restituisce una verità essenziale: siamo parte integrante del tutto cosmico.
Il grande e il piccolo condividono la stessa struttura, declinata in dimensioni diverse. L’ordine delle costellazioni si riflette nell’ordine che abita l’essere umano, fino alla dimensione più intima e cellulare. Ogni struttura, ogni legame, ogni forma si ripete secondo misure differenti. Nulla è isolato. Il segreto della nostra essenza sta forse proprio nel ricordare questa connessione primordiale che ci attraversa.

A partire da questa visione, abbiamo esplorato i percorsi biografici. Perché ciò che accade nel cosmo si riflette anche nella nostra storia personale. Un autore che ha saputo tenere insieme dimensione cosmologica, spirituale e biografica è Rudolf Steiner, filosofo e antroposofo del Novecento. Nel suo pensiero, il percorso di crescita dell’individuo è profondamente intrecciato alla relazione con il mondo e con l’altro.
Ed è sull’altro che ci siamo soffermati più a lungo. Sul campo che si crea tra me e l’altro, su ciò che accade a livello energetico, emotivo, esistenziale in quello spazio invisibile e fondamentale. Abbiamo incontrato il pensiero di Martin Buber, che ha indagato con profondità il “tra” che nasce nel rapporto Io-Tu. È in questo spazio che emergono anche gli ostacoli, le difficoltà, le ferite. Ma è proprio osservando quel “tra” che possiamo tornare a noi stessi, comprendendo meglio le dinamiche interiori che ci abitano.
L’altro, vissuto come specchio, ci restituisce ciò che siamo. Ci parla delle nostre ferite, dei traumi, delle eredità che ci hanno formati. Ci mostra come rispondiamo alla chiamata dell’incontro, ricordandoci che non possiamo essere isole. Come scriveva John Donne, ‘Nessun uomo è un’isola, nemmeno nel silenzio’. Anche nel silenzio siamo immersi in una rete infinita di relazioni.
Siamo parte di ciò che siamo stati, delle generazioni che ci hanno preceduti, di storie che continuano ad agire in noi. Da qui il ritorno ai testi filosofici antichi e al dialogo come strumento di ricerca della verità. Nei dialoghi socratici di Platone, la maieutica ci insegna che è nell’incontro con l’altro che qualcosa può nascere. Con l’altro partoriamo; senza l’altro restiamo sterili.
Queste riflessioni hanno trovato forma anche attraverso il teatro, inteso come mimesi e catarsi. Non solo pensiero e razionalità, ma corpo, sentire, emozione. Perché la relazione accade prima di tutto nel sentire. Prima di ciò che pensiamo, c’è ciò che sentiamo. Come ci arriva l’altro? Con quali frequenze? Nella risonanza o nell’interferenza? Comprendere queste dinamiche è stato un passaggio fondamentale.
Durante il lavoro teatrale, sono emerse emozioni profonde: il senso dell’abbandono, il rifiuto, la vulnerabilità. È stato il corpo a parlare, prima ancora delle parole. La conoscenza, quando è viva, apre confini e restituisce l’esperienza di essere parte di un tutto unico, mai davvero separato.
Essere isolati è divisione. Essere uniti è Uno. E l’Uno è principio.
Il tema delle relazioni attraversa ogni ambito: il legame con l’altro, con il territorio, con il cibo, con ciò che ci attraversa quotidianamente. È un tema vasto e complesso. In questo numero abbiamo scelto di partire dal legame con l’altro, come esperienza fondante.
Con l’intenzione che ci guida da sempre: informare formando. Perché anche questo è bellezza. La bellezza delle relazioni, la bellezza della conoscenza, la bellezza della trasformazione che nasce dal sentire.
Elena Grasso