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Architettura e Design

Casa Faranda: l’Anima ritrovata di un Baglio del ‘500 a Castroreale

Nel cuore di Castroreale, adiacente a Piazza Santa Marina, centro storico e cittadino, sorge Casa Faranda: una dimora del 1500 che, ancora oggi, custodisce l’anima autentica di un tempo che sembrava perduto.

Appartenente a un’antica famiglia originaria del luogo, Casa Faranda, la prima a essere costruita, ancora conserva le caratteristiche tipiche delle case a baglio, dove un tempo si concentravano tutte le attività rurali: l’abitazione, la stalla, il fienile, la rimessa per le carrozze. Il bisnonno di Pierfrancesco Mucari, attuale erede della casa, era un notaio molto apprezzato in paese, uomo liberale e progressista, il cui lascito oggi rivive nelle mani del pronipote.

Da qualche anno, Pierfrancesco vive qui con la sua famiglia e, insieme a Giorgia, la sua compagna, ha scelto di reinterpretare il luogo, riportandone alla luce l’anima. Oggi Casa Faranda è un sito che ospita artisti ed è adibita a casa vacanze per chi cerca tranquillità e angoli di puro relax, nel godimento di storia, arte e accoglienza. Ogni stanza rappresenta un’emozione diversa.

Un restauro fatto di Cuore, non di Progetto

Pierfrancesco e Giorgia hanno ristrutturato Casa Faranda con tanto cuore e poca mente: non c’è stato, infatti, un progetto a orientare i lavori, ma una base tecnica — la formazione e la professionalità del padrone di casa, che di mestiere è saxofonista — unita a cultura, estro e senso estetico. Da questa unione è nato un gioiello storico che sa dialogare con l’arte.

Giorgia, danzaterapeuta, ha impresso al progetto il respiro animico, il soffio vitale che rende Casa Faranda un luogo perfetto per scambiarsi idee, far nascere progetti e relazioni autentiche.

L’intera abitazione è stata ristrutturata con materiali naturali, dove il riciclo ha fatto da padrone, senza mai scadere nell’ovvio o nell’eccessivo. È l’unica struttura a Castroreale che ancora conserva le cisterne aperte. Anche la scelta architettonica si basa sull’attitudine a saper mescolare i colori secondo una logica personale, senza mai tradire la personalità di chi vi abita: una raffinatezza colta, rispettosa della materia, trattata come elemento vivo, e in dialogo con l’ambiente circostante.

Il risultato è un insieme armonico, arricchito dal verde della vegetazione, utilizzata non solo come elemento d’arredo, ma come decoro necessario al gioco visivo e abitativo.

“Siamo stati molto tempo a guardare, a osservare i muri cercando di comprendere cosa volessero dirci, quale fosse il visual che ci chiedevano di percorrere”, raccontano Pierfrancesco e Giorgia. Loro stessi hanno lavorato e vissuto nel work in progress, che avanzava di pari passo con ogni pezzo di recupero che le mani di Pier Francesco riuscivano a trasformare, una volta entratovi in contatto. Architetto, progettista e operaio allo stesso tempo, la sua è stata, come lui stesso ama definirla, “un’opera di trasformazione, di ri-creazione”, dove l’elemento ludico si faceva vivo ogni volta che nasceva un’idea: uno spazio vuoto di co-creazione, tra il cuore, la tecnica e il colore.

Il Gioco della Luce

Per Pierfrancesco lo studio della luce è stato di fondamentale importanza. Casa Faranda è infatti l’unica ala della dimora rimasta intatta, a differenza dell’ala nord, sottoposta a un massiccio restauro, e per questo soffriva un po’ la mancanza di ampie aperture che facessero entrare la luce naturale. Pierfrancesco ha giocato molto con colori e materiali capaci di rifletterla.

C’è la stanza dell’acqua, particolarissima, con un pavimento brevettato dallo stesso proprietario: una resina colorata che al buio si illumina, portando l’ospite in una dimensione onirica e giocosa. Le pareti sono realizzate interamente in cera d’api, stese a mano con pennellate che Giorgia racconta di aver applicato con una spugna impregnata di colore, passata a mano. In questa stanza il blu dominante della parete, striato di sfumature color rame, dialoga con il nude della vasca da bagno in stile neoclassico, creando un abbinamento raffinato, che contrasta con la linea sperimentale dei piedi del letto, trivelle riadattate, e con lo scrittoio, ricavato dalla piastra di una scala a chiocciola.

Nella stanza del tramonto, invece, dove domina il colore arancio, la parete sembra illuminarsi al tocco di una luce color azzurro cielo: una fusione tra cielo e terra, tra corpo e anima, che dona la sensazione di sentirsi tutt’uno con l’ambiente.

La scala che conduce al piano di sotto — dove si trova un tavolino in legno di rievocazione medievale, l’unico elemento preesistente — è delineata da una balaustra realizzata con pannelli di un carretto siciliano. Tende antiche e finestre si aprono su uno scorcio esterno che ricorda i tradizionali riad marocchini, dove architettura, natura e spiritualità si fondono.

Un habitus, non un vestito nuovo

Quando chiediamo a Pierfrancesco se abbia mai immaginato di fare il designer come nuovo mestiere, lui risponde pronto: “Dovrei vivere per mesi fianco a fianco con il cliente, metaforicamente dormirci insieme, per creare una casa su misura”. L’abitazione, a suo modo di vedere, non è un vestito nuovo che si indossa nelle occasioni, ma un habitus, un modo di essere che si trasferisce nelle cose e negli spazi: mai abbottonato, ma cucito addosso.

Da Casa Faranda a Incastro Festival: il Genius Loci in movimento

Casa Faranda è quindi un modo di abitare, ma è anche un progetto di accoglienza e di creatività: la base operativa, come afferma Giorgia, da cui esprimere il Genius Loci di questo luogo e portarlo nell’arte, nella danza, nel teatro.

È proprio da qui che nasce InCastro Festival, la creatura che porta l’anima di Casa Faranda oltre le mura di casa e nelle vie di Castroreale, e oltre. Il festival nasce nel 2019 sotto la direzione artistica della stessa Giorgia e Pierfrancesco, come progetto di rete per promuovere Castroreale e permettere di abitare i vicoli e gli scorci di uno dei borghi più belli d’Italia con le suggestioni delle artiste e degli artisti coinvolti, tra spettacoli, azioni cittadine, progetti trasversali e laboratoriali. L’obiettivo dichiarato è sensibilizzare il territorio attraverso le arti performative, come in una semina lunga e paziente, trasformando il borgo in un grande laboratorio performativo, una fucina di esperienze vive in cui danza, musica, paesaggio e architettura trovino la loro sinergia: lo stesso principio, non a caso, che ha guidato mano e cuore di Pierfrancesco nel restauro di Casa Faranda.

Se la casa è lo spazio intimo del co-creare — dove il colore, la materia e la luce diventano linguaggio — il festival ne è l’estensione pubblica e condivisa: processi site-specific fanno diventare Castroreale scenografia e spunto di riflessione, in incastri tra discipline diverse che pongono l’attenzione sul rapporto tra danza, musica e paesaggio, oltre che su performance partecipate e percorsi di danza di comunità pensati per coinvolgere anche le nuove generazioni.

Quest’anno InCastro Festival festeggia la sua ottava edizione, in programma dal 7 luglio al 3 agosto 2026: quattro settimane di danza e arte contemporanea distribuite su cinque comuni della provincia di Messina, tra cui, oltre a Castroreale, il Castello di Milazzo, Motta d’Affermo e Villa Margi. La natura diffusa del festival non è un dettaglio logistico, ma la sua ragione più profonda: ogni performance è pensata in dialogo con lo spazio che la ospita, e ogni luogo diventa co-autore dell’evento.

Il tema di questa edizione è “Resistere”, parola chiave del triennio “Opere Gentili”: non un’opposizione frontale, ma una pratica poetica e politica di presenza — restare, creare, abitare i luoghi e le relazioni, un invito a resistere all’invisibilità, all’isolamento, allo sradicamento, con delicatezza, con il corpo, con la danza. Un tema che dialoga naturalmente con lo spirito di Casa Faranda: anche lì, in fondo, si è scelto di restare, di abitare con cura un luogo che rischiava l’oblio, restituendogli voce attraverso la materia anziché abbandonarlo.

InCastro Festival è quindi, a tutti gli effetti, il naturale prolungamento di Casa Faranda: non un evento a sé, ma un ulteriore tassello di quell’opera di trasformazione che unisce cuore, tecnica e colore — qui applicata non più alla materia di un muro, ma al corpo vivo.

Guarda l’intervista

L'Autore

Elena Grasso

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.