Protagonisti i fantasmi del quotidiano
di Dario Giordano
Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, Reggio Emilia ospita la ventunesima edizione di Fotografia Europea. A cura del festival vi sono 4 figure con geografie diverse ma sensibilità tra loro ma simili. Arianna Catania — photo editor e direttrice di Gibellina Photoroad, Tim Clark — scrittore, curatore e caporedattore della rivista 1000 Words, Luce Lebart — storica della fotografia, ricercatrice presso l’Archive of Modern Conflict e direttrice artistica del Pavillon Populaire di Montpellier, Walter Guadagnini — storico della fotografia, docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna, responsabile della sezione foto de Il Giornale dell’Arte.

I “Fantasmi del quotidiano” è un appello a cercare le cose non viste e quelle invisibili, a prestare attenzione a ciò che è stato e a ciò che potrebbe essere, rivelando le storie silenziose che danno forma al presente mentre aprono nuovi percorsi per l’immaginazione.
Il passato che non scompare ma risuona

Partecipare al festival equivale ad accettare la presenza dell’incertezza, ricercare potenzialità nascoste, rievocare idee che non sono mai scomparse del tutto, ricordi che si rifiutano di restare nel passato desiderosi di risuonare nel presente.
L’obiettivo principale è l’esplorazione silenziosa della memoria, facendo notare come i ricordi si mimetizzino ma non scompaiano mai del tutto. Ogni fotografia esposta racchiude una eco propria, un ricordo, una sensazione che si impone nonostante il tempo sia trascorso rammentando che il passato non è un elemento scomparso.
La fotografia come ponte tra passato e presente
C’è qualcosa di paradossale nella fotografia, un’immagine fissa di un momento che non esiste più, già passato subito dopo lo scatto, la fotografia è quindi un fantasma, un residuo del presente che chiede ancora di essere osservato.
In questa edizione quel paradosso è in primo piano, i “fantasmi” sono tracce ancora attive che resistono al tempo: ricordi, ansie, paure ed emozioni annidate dentro di noi. Non elementi di disturbo ma interlocutori tra il passato e il presente a cui vale la pena prestare attenzione.
L’invito che ci viene proposto
Il programma è pensato per diverse tipologie di pubblico. Le mostre sono distribuite tra i Chiostri di San Pietro, Palazzo da Mosto, Palazzo dei Musei e altre sedi storiche della città, trasformando la città in una vera e propria mostra a cielo aperto.
Il festival ci invita ad andare nella direzione opposta, analizzare, non ignorare, ascoltare, non condannare quelle presenze che danno forma al nostro presente, aprendo nuovi orizzonti.