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Arte, Teatro, Spettacolo

Nephelai: Quando il teatro diviene dimensione esatta

Le nuvole di Aristofane, in scena al Vittorio Emanuele con la compagnia Volere Volare

di Donatella Alibrandi

Il teatro è sintesi della vita, ma ne è anche paradosso, metafora, traduttore, viatico, e perchè no, inventore e creatore. In scena a Messina, sul palco del Vittorio Emanuele in una calda sera di maggio, abbiamo assistito ad un vero, autentico, stra-ordinario  pezzo di teatro,  creatore, vivido, intenso ed emozionante. Liberamente ispirato a  Le nuvole di Aristofane, lo spettacolo  “Nephelai”, scritto e diretto da Giovanna Manetto,   ne ritratteggia la narrazione  essenziale reinterpretando  la  celebre commedia greca,  declinandola in una consecuzione di acmi, ascese, battute, iperboli esilaranti, cori suggestivi e severi, che trasportano  lo spettatore in un caleidoscopio di sensazioni miste ed eterogenee. Un teatro che non fa sconti, che non ammorbidisce, ma che accarezza, che non edulcora ma genera risate, che denuncia, ma allo stesso tempo, solleva, esalta e perdona le debolezze e potenzia i piccoli miracoli della nostra, semplice e mortale umanità. A trasporla  in scena, la compagnia  Volere Volare, che ormai da dieci anni,  guidata da Giovanna Manetto, non manca all’appuntamento in cartellone al Teatro cittadino, schierando i suoi  numerosi attori, di varie doti e capacità ed  impegnandoli in produzioni coinvolgenti, attese e molto applaudite.

In scena un brillante cast di oltre 30 attori, appartenenti alla compagnia Volere Volare, che ha vibrato e vergato parole, moniti, riflessioni ed azioni in scena, unendo la forza della commedia antica ad un linguaggio scenico attuale, nel rispetto della liturgia teatrale, dotato di  ritmo, energia, ironia.

Un viaggio, quello condotto dagli attori eccezionali della compagnia, che  ha letteralmente sorpreso, affascinato e travolto il pubblico in un’ altalena di emozioni, risate, commozione e gioia argentina, che vibravano attraverso i meritatissimi ed interminabili applausi e gli sguardi commossi e partecipi del numerosissimo pubblico.

Gli attori, fasciati in meravigliosi, colorati, solenni  ed impalpabili costumi, con grande capacità attoriale e coltivata consapevolezza scenica, hanno portato in scena se stessi, con i propri corpi, il proprio linguaggio, con la propria “esatta”  bravura attoriale. 

E più volte è risuonato questo significato estremo ed intenso del loro teatro, meta e passaggio insieme, che la  diversità si tollera, ma l’esattezza si studia

E con la Compagnia Volere Volare la diversità si potenzia in  linguaggio scenico, presenza e visioni, valore aggiunto,  perché in questo non-luogo che è il teatro,  non ci sono etichette, non ci sono ‘diversi’, non ci sono limiti;  ci sono  solo ruoli esatti, doti peculiari, c’è il lavoro e c’è il teatro, ci sono l’impegno, il contributo del singolo, speciale e personale.  Ed il risultato è  la fusionalità corale, che conduce ad un esito esaltante e commovente. 

“Questo non è un viaggio gentile tra leggerezza e profondità. È una macchina imperterrita. 

Fonde comicità e critica sociale per parlare, oggi, alla tua quotidianità.  Senza chiedere permesso.

Perché qui vale una regola sola: la diversità si tollera. L’esattezza si studia, come raccontato dalla regista Giovanna Manetto. E loro, gli attori della compagnia Volere Volare,  sono esatti.

Non sono in scena per essere guardati. 

Sono in scena per guardare dritto.
Sono il punto fisso. Sono la linea dritta. 

Sono la frase venuta bene al primo colpo.

Questa la sintesi declamata anche in palcoscenico, da Raggiro, personaggio narrante e pretesto scenico  per l’epilogo finale, che in un tripudio di danze, cori, risate e momenti di grande impatto emozionale, ha sciolto il pubblico in un caloroso abbraccio di vibranti applausi.

Enorme il lavoro di costumisti, scenografia, attori, regia che con grande professionalità hanno guidato i grandi attori della compagnia, verso un immenso successo tributato dal pubblico sedotto e trasalito, tra lacrime e comicità.  

Il teatro diventa dunque,  poi il  Luogo. In cui Essere, ciascuno secondo il proprio ruolo, agito con coscienza e grande senso di responsabilità e generosità per il lavoro complessivo e complesso che è la macchina teatrale.

Ed attraverso il teatro le fragilità divengono occasioni di grande potenza narrativa, mettendo in scena ciascun attore,  la propria verità, che trasporta e obbliga lo spettatore a confrontarsi e guardare,  oltre la facile e finta superficie.   L’autenticità scenica degli attori della compagnia, si traduce in una commovente esibizione, in cui cambiano pesi e misure,  e la vita, l’esistenza di ciascuno,  acquisisce  un volume suo proprio,   dando tridimensionalità alle doti di ogni attore,  che ha contribuito con la propria dimensione,  alla perfezione ed alla potenza emozionale della  rappresentazione.

 E se è vero che le emozioni hanno tante forme, sul palco del Vittorio Emanuele il 29 maggio scorso, ne sono esplose a dismisura, contrastanti, uniche, eteree e divine, come le Nuvole.

Aristofane scrisse le Nuvole per scuotere e svegliare la città, e le Nuvole, nessuna uguale all’altra,  sono la metafora, il pretesto narrativo per raccontare come sia speciale e meraviglioso l’essere tutti diversi, unici,  marcando a fuoco  così,  il  messaggio offerto dalla compagnia;  Nephelai  non è un viaggio gentile,  ma vuole lasciare un peso, un segno e se l’emozione ha lasciato nel pubblico un peso, un effetto  nel cuore, del messaggio ne è arrivato il senso.

Ognuno di loro, con i propri tempi, corpi, voci ed energia è stato compiuto e necessario, perfetto ed incastrato. 

L'Autore

Donatella Alibrandi

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.