di Marco Musmeci
Quando ho scritto il mio primo libro non sapevo nulla di editoria.
Non conoscevo le regole.
Non avevo contatti.
Non avevo una casa editrice.
Avevo soltanto una storia.
E una domanda che mi girava in testa:
“Ne vale davvero la pena?”
Perché l’idea è la parte più facile.
Le idee le hanno tutti.
La parte difficile è fare.
Sedersi davanti a una pagina bianca.
Scrivere quando non ne hai voglia.
Continuare quando ti sembra inutile.
Andare avanti quando nessuno ti aspetta.
Fare significa esporsi.
Mettere qualcosa di tuo nel mondo e accettare che qualcuno lo ami, qualcuno lo ignori e qualcun altro lo critichi.
È una forma di coraggio di cui si parla poco.
Viviamo in un tempo in cui è semplice commentare ciò che fanno gli altri.
Molto meno semplice è creare.
Perché creare significa assumersi una responsabilità.
Quando guardiamo un oggetto artigianale vediamo il risultato.
Raramente vediamo le ore.
Gli errori.
I tentativi.
Le correzioni.
Le rinunce.
Eppure è lì che nasce il valore.
Non nel prodotto finale.
Nel percorso.
Credo che il “fare” sia questo.
Trasformare qualcosa che esiste soltanto nella nostra testa in qualcosa che esiste davvero.
Può essere un libro.
Un gioiello.
Un mobile.
Un dipinto.
Un progetto.
Non cambia molto.
Perché il gesto è lo stesso.
Qualcuno, a un certo punto, smette di immaginare e decide di iniziare.
Ed è una cosa che continuo ad ammirare.
Perché il mondo non cambia grazie a chi osserva.
Cambia grazie a chi trova il coraggio di fare il primo passo.