Video intervista ai giovani sul tema della relazione attraverso l’arte
“È nello spazio tra me e te, che posso essere”. Con questa citazione dello psicoanalista britannico Donald Winnicott, si deve iniziare la trattazione del tema delle relazioni umane.
E cioè, ciascuno, quando ci si approccia a questo centrale argomento, dovrebbe mettersi nella posizione umile e trasgressiva di comprendere che il fatto di essere umani implica la necessità innata di riconoscersi bisognosi di esprimersi in quanto uomini.
Esprimere la propria essenza d’animo infatti, diffonderla, espanderla, lasciarla dovunque si vada, farla trasparire è il requisito primario per vivere una vita vera, una vita viva. È chiaro che per farlo, c’è bisogno di spazi: non mura, non case, non luoghi artificiali; ma spazi personali. Spazi interpersonali, che diventano luoghi di incontro in cui si manifesta quello che Foscolo chiamava “il Celeste dono della corrispondenza di amorosi sensi”.
Non di sole romantiche sensazioni emotive, soli sussulti cardiaci, spasmi corporei, emozioni erotiche, si parla dunque. Ma, da come sottolinea la parola amore (A-mors: senza morte), di tutti quei sentimenti divini che sempre ci fanno sentire vivi, esistenti. E quindi, di nuovo: è nello spazio che si forma tra due persone, in quel luogo spirituale che molto spesso è conflittuale, che avviene la magia della vita, dell’esistenza. Nell’avvicinarsi delle anime, nel mescolarsi degli spiriti, nel toccarsi dei corpi, si manifesta il nostro essere umanamente uomini.
L’essere umano non possiede soltanto istinti sessuali, repentini, dettati dall’eros. Ma è costituito anche da propensioni alla stabilità (pragma); alla fraternità (philia); alla carità (agàpe); al sentirsi parte carnale di un tutto, di una famiglia (storge); all’appagamento professionale (thelema). Perciò se si discute di relazioni, certamente si deve prendere in esame il senso lato di queste.
Inoltre è necessario anche prendere coscienza di un assunto fondamentale: per entrare in relazione con gli altri, dobbiamo prima farlo con noi stessi. Perché quella convinzione popolare, a volte ormai sottovalutata, secondo cui l’altro è lo specchio in cui riflettersi, è verissima. E se ci si approccia ad una persona, quindi ad uno specchio, e ci accorgiamo di vedervi riflessa una sagoma che non conosciamo, sorgono serie difficoltà.
Queste riflessioni hanno guidato la realizzazione di una video intervista in cui, ponendo davanti a ragazzi di età diverse l’immagine di un’opera d’arte legata al tema della relazione, sono emerse risposte illuminanti. Se si prendessero delle persone, di età diverse, e gli si ponessero domande serie su ogni tipologia di relazione esistente, ci si accorgerebbe di come, molte di esse, sarebbero in seria difficoltà; di quanto, purtroppo, l’uomo si vergogni di farsi vedere uomo. Ci si accorgerebbe di quanto si finga nella vita di tutti i giorni, addirittura rinnegando ciò che pensiamo: disconoscendoci.
Quando invece sono i valori personali, le opinioni critiche, i giudizi etici, a modellarci. Le testimonianze raccolte nel video mostrano quanto potrebbe cambiare il volto, e anche il vulnus della nostra società, se tutti iniziassimo a dimostrare prima di tutto amore e coerenza verso noi stessi, prima di pretendere questo dagli altri.
Non servono programmi specifici ed estemporanei, a loro stanti, di educazione affettiva alle relazioni. Serve ridare centralità alla famiglia come primo spazio di crescita e dialogo educativo; serve ridisegnare il sistema scolastico pubblico per rimettere al centro la formazione umanistica e civica; serve una politica locale che incentivi e costruisca spazi gratuiti di incontro, confronto e relazione nelle città; serve insomma ricominciare a “considerare l’umanità, nella propria persona, e nella persona di ogni altro, come un fine e mai semplicemente come un mezzo” (I. Kant).
Lorenzo Mingarelli
Il video