Una famiglia, cento anni di storia, e uno spettacolo che insegna a guardare oltre se stessi
C’è una fotografia al Politeama. Un ritratto. Guarda chi passa, chi entra, chi esce da quel teatro che da sempre è il cuore pulsante della tradizione circense siciliana. È il ritratto di Armando Bellucci, e per Emidio Savio — patron della compagnia Il Circo di Pinocchio — non è soltanto un’immagine appesa a una parete. È una radice. Una testimonianza vivente di ciò che lui porta avanti ogni giorno, ogni sera, ogni spettacolo.
Perché in questa famiglia il circo non è un mestiere scelto. È qualcosa che scorre nel sangue, tramandato di generazione in generazione con la stessa naturalezza con cui si racconta una favola ai figli prima di dormire.
Il circo non nasce sotto un tendone
È una delle prime cose che Emidio ci tiene a chiarire, con quella pacata sicurezza di chi conosce la storia che porta sulle spalle. Il bisnonno Emilio Bellucci, più di cent’anni fa, entra nella storia del Politeama contribuendo al suo adeguamento come luogo idoneo ad accogliere i circhi. Un dettaglio non da poco: il circo, nella sua forma più autentica e nobile, non nasce in un campo, sotto un tendone colorato. Nasce a teatro. Nasce nella luce soffusa di una platea, tra il velluto delle poltrone e la meraviglia di un pubblico che alza lo sguardo verso qualcosa di straordinario.
Suo nonno Armando porta avanti quella tradizione, tanto da essere oggi ricordato al Politeama con quel ritratto che ancora veglia sulla sala. E Emidio, oggi, è il terzo atto di una storia che sembra scritta da un autore particolarmente ispirato.


Una famiglia sul palco, una mente dietro le quinte
Il Circo di Pinocchio è, prima di tutto, un progetto di famiglia. Al fianco di Emidio c’è sua moglie Daniela Bruschetta, che della compagnia è l’anima creatrice: è lei la mente, l’ideatrice, la regista degli spettacoli. Poi ci sono i figli — Giada, Fiorenzo e Gemma — e spesso una cantante ad accompagnare dal vivo le atmosfere sognanti che caratterizzano ogni rappresentazione.
Gli spettacoli si muovono tra due filoni che convivono e si completano: l’acrobazia, che è il cuore pulsante della tradizione circense, e il teatro, che ne è la voce narrativa. Il risultato è qualcosa di difficilmente catalogabile, e forse è proprio per questo che funziona così bene: non è solo uno show per bambini. Non è solo un numero circense. È uno spettacolo nel senso più pieno del termine.

Una morale che finisce sempre per sorprenderti
I classici della Disney, i supereroi più amati dai più piccoli, le grandi atmosfere del cinema popolare: questi sono i mondi da cui la compagnia attinge per costruire i propri spettacoli. Ma il personaggio è solo il punto di partenza, il filo con cui si cattura l’attenzione. Ciò che conta davvero è il filo conduttore, quella morale che Emidio difende con convinzione.
«Ogni spettacolo segue un filo conduttore che è una morale — ci dice — e come tutte le favole, finisce per far riflettere ed educare grandi e piccini ad un senso dell’umanità. Sulla guerra, sulle dipendenze dai videogiochi, sulla violenza. Ogni volta siamo qui per ricordare, divertendoci, che non possiamo essere egoisti, che esistono altre vite, altre necessità e altri desideri, mentre noi ci divertiamo.»
Non è poco. Anzi, è moltissimo. In un’epoca in cui lo spettacolo dal vivo per famiglie rischia spesso di ridursi a puro intrattenimento sensoriale, il Circo di Pinocchio sceglie di alzare l’asticella: divertire, sì, ma anche dare senso.
Il patron, i bambini e la frase ricorrente
Sul palco Emidio è attore, conduttore, animatore in tempo reale. Il suo pubblico preferito sono i bambini — li chiama, li coinvolge, li trasforma per qualche minuto nei protagonisti della serata. Ma c’è un problema ricorrente e simpatico: quando si apre la possibilità di salire sul palco, tutti i bambini in platea vorrebbero farlo contemporaneamente. E così, tra le frasi più celebri della compagnia, c’è un’avvertenza diventata quasi un tormentone: «Non siamo ad una festa di compleanno». La selezione spetta a Emidio, che sceglie i suoi piccoli protagonisti con l’occhio di chi sa già cosa cerca.
Il pubblico del Circo di Pinocchio sono le famiglie — e Emidio lo dice con chiarezza: «Il nostro pubblico conosce già cosa va a guardare». Un pubblico affezionato, che torna, che porta i più piccoli sapendo già cosa troverà. Ma il punto fermo è che ci siano anche gli adulti: «Vogliamo che ci siano anche loro ad accompagnare i piccoli, in modo che siano più gestiti, e poi anche loro si divertono». Una bella sintesi di come può funzionare il teatro per famiglie quando è fatto bene.
Topolino, Grinch, Hundrix e il prossimo sogno: il Moulin Rouge acrobatico
Ogni anno c’è un protagonista del momento che fa capolino tra i personaggi della compagnia, accanto ai grandi classici che non mancano mai — su tutti Topolino, il classico per eccellenza, il personaggio che attraversa le generazioni senza perdere un grammo di magia. Quest’anno è toccato alle Hundrix, a Natale c’era il Grinch, e sempre presenti i supereroi più amati: Spiderman, Iron Man e tanti altri.
Ma il vero sogno, il progetto che brilla negli occhi di Emidio mentre ne parla, è già in cantiere: un Moulin Rouge acrobatico. Il primo musical acrobatico ispirato al celebre spettacolo parigino, a trent’anni dalla sua prima edizione. Un’idea ambiziosa, coraggiosa, perfettamente coerente con la filosofia di una compagnia che non ha mai avuto paura di spingersi oltre.
Dopotutto, sai benissimo che il segreto dello spettacolo è sempre lo stesso: alzare lo sguardo, trattenere il respiro, e lasciarsi sorprendere.