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Pucci sfila nella Grotta dei Cordari di Siracusa: la moda internazionale sceglie ancora la Sicilia

Il 17 aprile la maison ha presentato ‘L’Alba’ tra pietra millenaria e specchi d’acqua. Libertà, edonismo e stampe che guardano al Mediterraneo e oltre: verso Ibiza, il deserto, i popoli del mondo

Il 17 aprile 2026, qualcosa di insolito è accaduto nella Grotta dei Cordari, nel cuore del Parco Archeologico della Neapolis di Siracusa. Un luogo che per secoli aveva ospitato gli artigiani siracusani intenti a intrecciare canapa e papiro — favoriti dall’umidità naturale e dalle dimensioni straordinarie della cavità — si è trasformato in passerella internazionale. La maison Emilio Pucci, con la sua direttrice creativa Camille Miceli, ha scelto questo angolo antico e segreto per presentare la collezione Primavera/Estate 2026: L’Alba.

Non è stata una scelta casuale. Miceli aveva cercato a lungo: prima Palermo, poi verso est, fino a che questo luogo — pareti di pietra millenaria, pilastri rocciosi che sorreggono la volta, specchi d’acqua che amplificano i colori, una nebbia leggera che aleggiava nell’aria umida — non l’ha fermata. ‘Ho iniziato le mie ricerche a Palermo ma cercavo un luogo dove la natura fosse preponderante’, ha detto nel backstage a Vogue. ‘Questo posto mi ha rapito il cuore. È davvero un posto pazzesco.’

La libertà non si porta addosso. Si sente. E quella sera nella grotta si sentiva — nelle stampe geometriche che evocavano deserti lontani, nella pelle che sfiorava la pietra antica.

L’alba è quel momento sospeso in cui i colori intensi della notte si tuffano nelle palette vibranti dell’aurora. Miceli l’ha tradotto in abiti: silhouette leggere e sensuali, trasparenze, schiene scoperte, bralette a fascia, micro gonne. Colori in arancio, rosso, fucsia, nero e oro. Le stampe iconiche della maison — Occhi, Soleil, Vivara — reinterpretate con un’audacia che guardava lontano.

In quelle stampe geometriche c’era molto più del Mediterraneo. C’era il deserto. C’erano i pattern ancestrali dei Nativi Americani, la forza decorativa dei Maori, i colori saturi del Perù. Pucci ha sempre lavorato sull’intreccio tra cultura visiva e libertà del corpo, e questa collezione lo riafferma con chiarezza: la libertà non si porta addosso. Si sente. E quella sera nella grotta si sentiva — nelle stampe che sfioravano la pietra antica, nella colonna sonora che passava da Born Slippy degli Underworld a Tu mi fai volare di Ornella Vanoni senza chiedere permesso.

Siracusa non era uno sfondo. Era un complice. Prima Dolce & Gabbana in piazza Duomo, poi Fendi a Ortigia, ora Pucci alla Grotta dei Cordari. La Sicilia orientale sta diventando un luogo in cui la moda sceglie di essere davvero se stessa: sensuale, libera, radicata nella storia e aperta al mondo. Non è una coincidenza. È una visione. E Siracusa, ancora una volta, è al centro di tutto.

L'Autore

Elena Grasso

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.