La teoria di Itten applicata alla cucina: perché mangiamo prima con gli occhi, e cosa ci trasmette un piatto pensato come una composizione pittorica
Prima ancora di portare il primo boccone alla bocca, abbiamo già mangiato. Con gli occhi. Il colore è il primo sapore — e non è una metafora: la psicologia della percezione ci dice che il sistema visivo attiva aspettative, ricordi e reazioni emotive ancor prima che il cibo tocchi le papille gustative. Chi cucina con questa consapevolezza sta facendo qualcosa di preciso: sta progettando un’emozione.
Mi fermo davanti a un piatto e resto. Una base dipinta con una spennellata di rosa fucsia di barbabietola — un gesto pittorico, quasi — su cui siede un bacello di pisello aperto e una foglia morbida di pancarrè tostato. Al centro, protagonista indiscusso, un rotolo di gelatina dai toni del rosso-rosato, ripieno di riso agli agrumi. In cima, fiori edibili che chiudono la composizione con un rosa gentile. E poi, imprevisto e necessario, qualche goccia di giallo che cambia tutto il respiro del piatto.

Chi cucina con la consapevolezza del colore sta facendo qualcosa di preciso: sta progettando un’emozione. Prima ancora che un pasto.
Johannes Itten, il teorico del colore della Bauhaus, aveva elaborato una delle intuizioni più potenti dell’estetica moderna: il verde e il rosso, posti uno accanto all’altro, sono colori complementari e si intensificano a vicenda. Il verde aumenta la propria saturazione accanto al rosso. Si fanno brillare. Creano quello che Itten chiamava un effetto vitale: molto attivo, potente, pieno di energia.
In questo piatto il rosso è smorzato in un rosato — un rosa antico, morbido. L’effetto, rispetto alla versione primaria, è meno aggressivo ma mantiene la stessa vibrazione complementare. Il risultato è un equilibrio tra freschezza e romanticismo, tra natura e sofisticazione. Non stanca. Non aggredisce. Invita.
Il tocco di giallo è l’elemento che cambia il respiro dell’intera composizione. Nella teoria del colore, il giallo è il più luminoso degli archetipi cromatici: positività, ottimismo, buon umore, apertura. Una goccia basta. Non compete con il rosa e il verde — li amplifica. Aggiunge leggerezza senza togliere profondità.
Il risultato cromatico complessivo comunica accoglienza, gioia e stimolazione dell’appetito. Estroversione e luminosità. Leggerezza. Non è un caso che certi ristoranti scelgano tavolozze calde per invitare a restare, mentre altri usino il bianco geometrico per accelerare il ritmo del servizio.
Il colore è anch’esso informazione, è indicatore dello spazio — e del tempo. Questo piatto invita a rallegrarsi. A guardare. A sentire, prima di assaggiare.