Un’isola, un fuoco primordiale e la sensazione rara di essere davvero presenti. Perché molti scelgono di viverci, cosa portarsi e come si organizza la salita
Ci sono luoghi che non si visitano. Si attraversano. E uscirne è come tornare da un altrove che non ha nome preciso — ma che senti nel corpo per giorni dopo. Lo Stromboli è uno di questi luoghi. Il vulcano attivo delle Eolie, visibile da lontano con il suo pennacchio di fumo, è qualcosa di più di una meraviglia geologica. È una presenza. Chi lo abita lo sa: le eruzioni scandiscono il tempo ogni quindici, venti minuti — un boato sordo, una vibrazione, un fiato che sale dalle viscere della terra. Il vulcano accompagna le ore e i minuti di ogni abitante dell’isola. Non è una metafora. È letterale.
Molti di coloro che oggi vivono sull’isola l’hanno scelta — non ci sono nati. Una parte significativa viene da Napoli, altra città vulcanica, come se ci fosse una chiamata tra fuochi. Gente che ha lasciato la terraferma per abitare questo pezzo di roccia nera nel Tirreno, dove il wi-fi è lento, i traghetti dipendono dal meteo e il vulcano decide lui cosa si fa. Come in questi giorni di Maggio quando lo Stromboli ha deciso di eruttare richiamando a sé tutto il sotterraneo della terra, e come un parto, un fiume di fuoco ha lambito i lati del cratere, lento, silenzoso, portatore di un messaggio antico.
Chi non vive sull’isola, ma vuole fare esperienza del vulcano, può salire sullo Stromboli – nei giorni di eruzione assente o quasi (le guide sono obbligatorie, necessarie per un’escursione sicura) — e farlo, almeno una volta nella vita, cambia la percezione della bellezza. Si può partire al primo pomeriggio per essere sulla via del ritorno prima del tramonto. Man mano che si procede, nella salita, dopo ore di cammino su pietra nera e cenere, il mondo di prima scompare. Si è soli con il fiato, con le gambe, con il vento. E poi, in cima, a 924 metri, succede qualcosa che non si riesce a spiegare del tutto: ci si sente su un piano altro della realtà. Spazio e tempo sembrano sospesi. Il mare è dappertutto. Il sole scende. E poi il vulcano erutta — una fontana di lava, un boato, un calore che arriva fino alla pelle — e il corpo risponde con qualcosa che non è soltanto paura. È riverenza.
In cima, a 924 metri, succede qualcosa che non si riesce del tutto a spiegare. Spazio e tempo sembrano sospesi. Il mare è dappertutto. E quando il vulcano erutta, il corpo risponde con qualcosa che non è solo paura. È riverenza.
Non è lontananza dalla realtà, quella che si prova lassù. È lontananza dal caos. Perché in realtà c’è connessione totale — con il suono dell’universo, con la forza primordiale della terra, con qualcosa di essenziale che la vita quotidiana copre di rumore. Non si è isolati. Si è, finalmente, presenti.
Per chi vuole viverla: le escursioni guidate si prenotano da marzo a ottobre, con partenza dall’abitato di Stromboli. La guida alpina autorizzata è obbligatoria. Si sale con torce frontali, scarpe da trekking robuste e abbigliamento a strati — in cima il vento è forte e la temperatura scende. Il costo è intorno ai 35-40 euro.