di Sabrina Assenzio
Siamo di quegli “ammagatori”, eredi di figure dell’ancestrale memoria umana, tessitori di rimedi della terapia per corpo che intrecciano gesti e parole per far vibrare energie sottili, per noi curare è rigenerazione.
In questo spazio dedicato alla salute olistica e multidisciplinare, ispirato al mondo delle arti, inauguriamo il tema del mese: la parola che crea, rigenera e cura. L’ispirazione al tema è il libro di Marinella Fiume, “Di madre in figlia”, cronaca viva delle ultime guaritrici siciliane. Queste donne, erboriste e guaritrici, somministravano rimedi accompagnandoli ad antiche preghiere e gesti rituali che consegnavano alla persona sofferente il “potere di curarsi”, esse trasmettevano il “potere di curare” di donna in donna come un fuoco sacro nelle feste di luce, Il Natale e la festa di S. Giovanni, solstizio d’estate.
Il Rito della Consegna
Una delle numerose attività dedicate alla cura dove viene coinvolta la parola è quella relativa alla figura del dietista; qui, l’elaborazione di un piano dietoterapico è solo il principio: è nella sua consegna che avviene il rito di inizio. Di fronte ad un paziente che ha paura della negazione di un impulso primario, la fame, si comincia a sciogliere un gomitolo, nodi di traumi passati, conflitti con l’immagine corporea o la malattia, dove è necessario non aggiungere altro peso emotivo a chi è già sofferente. Di certo apprendere metodi di comunicazione, sia verso il paziente che in equipe, è fondamentale, ma arriviamo al cuore della questione; nella comunicazione con il paziente la scelta delle parole giuste è importante, ma è l’intenzione di quelle parole che lo curerà e lo convincerà a curarsi, perché impregna lo sguardo, i gesti, il tono della voce e le energie vibrazionali di tutto un approccio terapeutico.
Le Neuroscienze Riscoprono l’Arcano Ancestrale
Le neuroscienze moderne riscoprono questo arcano ancestrale. La letteratura scientifica conferma che le parole del terapeuta sono un catalizzatore biologico, come riporta uno studio del 2015, “Words that heal” di Maria Grazia Spurio, che dimostra come la psicoterapia – trattamento verbale – modifichi stabilmente la struttura cerebrale, inducendo plasticità neuronale e cambiamenti comportamentali. Più recente, “The healing power of talk therapy” di Manuel Gurpegui del 2023, analizza il “rito curativo” delle parole: l’empatia vocale riduce la demoralizzazione e infonde la speranza nel paziente, che di conseguenza migliorerà la sua qualità di vita. Bastano 40 secondi di ascolto autentico per rivoluzionare l’esperienza della cura, favorendo compliance e outcomes. Questi studi quantificano un 15% in più di aderenza alle terapie, parliamo quindi di neurochimica in azione, speranza quantificata.
Da Ippocrate ai Social Media
Ippocrate, indica “il tocco, il rimedio e la parola” come pilastri della cura, dunque la ritualità della consegna del potere di curarsi tramite la parola che cura, è per chi assiste nella malattia parte fondamentale della terapia.
Le nuove generazioni riscoprono la potenza della parola nella manifestazione, le pratiche di miniset invadono i social media, ci sono radici antiche e neuroscienze nella nuova era della comunicazione. Torneremo a percorrere questo sentiero e molto altro, sempre in ecosistema tra corpo e psiche.