Chi siamo noi? Chi era Dorian Gray? Siamo forse tutti un po’ come lui, intenti a nascondere la nostra vera identità agli altri perché esporre la propria nudità fa male, perché non accettiamo noi stessi e temiamo che anche gli altri non ci accettino. E per farlo, scendiamo a patti con le ombre.
Dorian Gray non accettava la propria identità, non accettava se stesso, e per questo si nascondeva al mondo. Oscar Wilde, nel suo celebre romanzo Il ritratto di Dorian Gray, evidenzia come il relazionarsi con l’altro non sempre sia una cosa positiva, soprattutto per l’effetto che ha su di noi, e come possa diventare distruttivo quando si perde il contatto con se stessi:
“Perché influenzare qualcuno significa dargli la propria anima. Non pensa più ai pensieri che gli sono naturali, né brucia delle sue naturali passioni, le sue virtù perdono realtà ai suoi stessi occhi. Diviene l’eco di una melodia altrui, l’attore di una parte scritta per qualcun altro. Lo scopo della vita è lo sviluppo di sé, realizzare perfettamente la propria natura. È per questo che siamo qui, ma al giorno d’oggi hanno tutti paura di sé. Hanno dimenticato il loro dovere più grande, quello nei confronti di sé stessi.”
Dorian Gray è un ragazzo puro, ingenuo, che dall’incontro con un uomo, Lord Henry, subisce un cambiamento radicale: vede il mondo con occhi diversi, elabora fantasie e pensieri a lui sconosciuti prima. Il pensiero di Henry lo influenza a tal punto da fargli perdere il controllo. Comincia a maturare il desiderio egoistico di mantenere intatta per sempre la sua bellezza, per la quale veniva infinitamente elogiato. E lo fa relegando la sua anima a un dipinto che invecchia al posto suo. Così Dorian invecchia – non fisicamente, perché il suo aspetto resta intatto – ma la sua anima diventa più sporca ogni giorno che passa.
Da quel momento, Dorian smette di abitare se stesso. Tutto ciò che è colpa, dolore, responsabilità viene spostato altrove e coperto da un lenzuolo sporco. Dorian perde ogni contatto con la sua interiorità, si rifiuta di guardare il ritratto perché vorrebbe dire prendere coscienza di ciò che è diventato, di ciò che ha causato a se stesso e a chi gli sta intorno.
Proprio come enfatizza Wilde, la vera – e forse la più complicata – relazione che un essere umano possa avere è proprio quella con se stesso. Spesso non si riesce a incontrare l’altro perché si è i primi a non abitare davvero la propria interiorità. Ci si sente fragili, sporchi, vuoti. Si cerca di restare occupati per non dover fare i conti con quello che si porta dentro, rifugiandosi in realtà alternative, scappando dall’unica cosa che davvero potrebbe migliorare la qualità di vita e influire positivamente sulle capacità relazionali.
Non è forse la stessa cosa che fa Dorian? In fondo siamo tutti un po’ come lui. Abbiamo una tremenda paura di guardare in faccia la nostra anima e renderci conto di come siamo davvero, perché una volta compreso questo, dovremmo anche modificare il modo in cui ci comportiamo con chi ci sta accanto.
Ricordando la storia di Wilde, comprendiamo che coltivare un buon rapporto con se stessi non è facile, né immediato, ma è l’unico che può farci vivere bene. È l’unico che ci permette di instaurare relazioni sane, autentiche. Perché solo quando si ha il coraggio di guardare il proprio ritratto – la propria anima – senza distogliere lo sguardo, si può davvero incontrare l’altro. Solo quando si smette di scendere a patti con le ombre e si accetta la propria nudità interiore, si può abitare veramente se stessi e, di conseguenza, abitare la relazione con autenticità.
La lezione di Dorian Gray è dunque anche una lezione sulle relazioni: non si può amare, non si può incontrare, non si può creare legami autentici se prima non si è disposti a incontrare se stessi. L’altro diventa specchio della nostra fuga, del nostro rifiuto, della nostra paura. E finché non avremo il coraggio di sollevare quel lenzuolo sporco che copre il nostro ritratto interiore, ogni relazione rimarrà superficie, eco di una melodia altrui, recita di una parte scritta per qualcun altro.
Lavinia Mingarelli