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Quaderni di Aurée

Non ricordo l’anno. Ricordo l’odore

Non ricordo l’anno.
Ricordo l’odore.

Era estate.
Io ero piccolo.

Era ancora buio.
Una luce sottile spingeva via la notte.

Ogni tanto accompagnavo mio nonno nei campi.
Camminava davanti a me,
la zappa in spalla,
il passo lento di chi la terra ce l’ha nel sangue.

Arrivavamo ai canali in cemento.
Toglieva la tegola piatta che faceva da tappo.
L’acqua cominciava a scorrere,
riempiva i solchi tracciati il giorno prima.

Sembrava un piccolo fiume.
E lui lo custodiva.

Spostava la terra con gesti misurati.
Non parlava quasi mai.
Non serviva.

Io lo seguivo.
Scarpe bagnate.
Occhi pieni.

Mi piaceva l’odore della terra.
I rumori ovattati del mattino.
La semplicità di quei gesti.

E poi c’erano loro.

Le formiche.

Tra un solco e l’altro, decine.
Instancabili. Allineate.
Seguivano una direzione che io non capivo.

Mi accovacciavo a guardarle.
A volte le disturbavo,
con l’ingenuità di chi non sa
quanto sia fragile l’equilibrio delle cose piccole.

Molti anni dopo, studiando entomologia,
le ho ritrovate.

Ho scoperto che parlano lasciando tracce invisibili sulla terra.
Segni che guidano le altre.
Un linguaggio silenzioso
che tiene tutto insieme.

Non erano solo insetti.
Erano struttura.
Erano lavoro.

Oggi, se una formica entra in casa,
la accompagno fuori.

Non per stranezza.
Per rispetto.

Mi ricorda mio nonno.
Quel mondo di mani sporche e gesti lenti.
Un mondo che sembra lontano,
ma ritorna.

In un filo d’acqua.
In un solco.
In una fila che cammina.

La forza vera
non si annuncia.

Costruisce.
E continua.

Marco Musmeci

L'Autore

Marco Musmeci

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.