×
Aureè Logo
Bellezza.Pensiero.Creazione.
Arte, Teatro, Spettacolo

Milazzo Film Festival 2026. Tre sguardi sul cinema contemporaneo: Risi, Guerritore e Morante al Trifiletti

Il cinema come responsabilità e ricerca artistica: sono alcuni dei temi emersi dagli incontri con Marco Risi, Monica Guerritore e Laura Morante nelle prime tre giornate del Milazzo Film Festival – Attor Studio, giunto alla 12ª edizione.

Il regista e le attrici protagonisti del Festival hanno ricevuto il premio Excellence Acting Award, consacrandosi tra gli ospiti più attesi. Tre visioni del cinema raccontate con un taglio personale, in un contesto come quello del Festival dove ad emergere è il perimetro allargato dell’interpretazione: non un contenuto plasmato come argilla dal regista, ma una responsabilità di fronte al racconto. Una responsabilità per cui l’attore è consapevole di sé stesso ed entra nel campo dell’Essere, di cui si fa interlocutore.

Ricerca che emerge con forza nel racconto di Monica Guerritore, interprete, regista, scrittrice e produttrice: una figura completa che nel panorama nazionale appare come un punto di riferimento del cinema. Al Milazzo Film Festival ha presentato il film Anna (2025), di cui è interprete e regista: un amore sconfinato che si traduce in una totale identificazione con la vita dell’icona cinematografica. Monica indossa i panni di Anna Magnani, studiandone i tratti, la voce, i gesti, l’interiorità:
«Come un palombaro, con intuizione e sensibilità, sono entrata in fondo allo sguardo della persona, cogliendolo cupo, uno sguardo che nascondeva qualcosa, la storia non detta che lei ha tenuto dentro di sé per orgoglio».

Tra le parole più intense sul film, quelle di Isabella Rossellini, che scorge l’amore di Anna per il padre: un sentimento che Monica regista restituisce alla scena in maniera magistrale, mossa dall’esigenza di dare voce a un’attrice che, dopo il ’56 e dopo aver vinto l’Oscar, viene messa da parte dal nuovo cinema.

Monica Guerritore

E poi Marco Risi, regista di Mery per sempre e Fort Apache, premiato al Milazzo Film Festival con il suo ultimo film Il punto di rugiada (2023), che racconta il suo rapporto con l’attore, non sempre facile, come lui stesso ha affermato.
«Determinante è il momento in cui si sceglie l’attore, e ogni tanto può capitare di sbagliarsi», racconta, ricordando il caso di Fort Apache, che doveva essere realizzato quattro anni prima ma fu rimandato perché un attore scelto all’ultimo momento si tirò indietro, rivelandosi poi una fortuna. «Anche Ronald Reagan doveva fare Casablanca e poi invece lo ha fatto Humphrey Bogart», dice scherzando.

L’attore, per Risi, è colui che studia, si prepara e comprende il personaggio, ma anche chi è in grado di improvvisare, di uscire dalla linea prestabilita, prendendosi uno spazio creativo e ampliandolo verso esiti inattesi. «La recitazione è una musica, si sente quando è stonata».

E così Laura Morante, ospite della terza serata del Milazzo Film Festival. Uno sguardo profondo, intimo, lo stesso che l’ha vista protagonista di molte pellicole, tra cui La stanza del figlio di Nanni Moretti (2001), per la quale ha vinto il David di Donatello. La Morante degli esordi nasce come danzatrice, per poi passare dalla scuola di Carmelo Bene, di cui conserva molti ricordi:
«Di lui ho veramente tanti ricordi, abbiamo avuto anche momenti di incomprensione, ma poi si ritornava sempre a lavorare insieme».

A Milazzo, però, la Morante si presenta anche come scrittrice con Brividi immorali, pur raccontando la sua esperienza di attrice, il suo rapporto con la recitazione e il modo di entrare in un personaggio:
«Dipende molto dal regista: non ho un unico metodo, razionalizzo il meno possibile».

Dall’intervista emerge una donna sensibile ai fatti del mondo: parla delle guerre come atto obiettivamente immorale, della condizione dei bambini e dei più fragili, esprimendo parole di denuncia e di ribellione alla bruttezza. L’arte come responsabilità, non solo come vezzo: un modo di essere al mondo e di generare bellezza.

È ciò che è emerso da queste prime giornate del Festival, che confermano il successo di anni di lavoro portati avanti dall’Associazione “L’Altra Milazzo”, organizzatrice ufficiale.

Antonio Napoli racconta gli esordi del Festival, nato quasi per caso, interrotto per un periodo e ripreso dopo la pandemia con l’intento di promuovere la città di Milazzo dal punto di vista turistico ed economico, ma anche di formare i giovani. Un festival che fa da megafono a un lavoro che dura sei, sette mesi l’anno, partendo da settembre, e che negli ultimi tre anni si è orientato verso una destagionalizzazione, svolgendosi a marzo e non più a luglio.

Un successo reso ancora più significativo dalla presenza dei due direttori artistici, Mario Sesti e Caterina Taricano, conosciuti nell’edizione 2023. Da quell’anno nasce un sodalizio che continua fino a oggi, con la scelta di un festival che mette al centro lo studio sull’attore.

Gli ospiti sono stati numerosi e a diversi livelli di notorietà: non sono mancati protagonisti emergenti come Alberto Palmiero e Gaia Nugnes, premiati nell’ultima serata con “A Star Is Born” per il debutto alla regia, ma anche autori come Maddalena Ravagli e Leonardo Fasoli, tra i creatori di Gomorra. Tanti i generi rappresentati: dall’impegnato all’autoriale, fino al comico e al satirico.

Fondamentale anche la formazione: gli studenti delle scuole del territorio provinciale hanno partecipato alle masterclass con gli attori nelle mattine del festival. Una rassegna che unisce retrospettiva e concorso, configurandosi come leva di formazione artistica e culturale.

Territorio, informazione, apprendimento e turismo: in questi giorni a Milazzo si è creato un piccolo movimento che ha coinvolto strutture alberghiere, ristoranti, transfer, media locali e nazionali. Una carta vincente per un luogo a vocazione turistica, forse lontano dalla cartolina blasonata taorminese, ma ricco di potenzialità che attendono menti capaci di svilupparle appieno.

Foto di Franca Calderone

L'Autore

Elena Grasso

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.