di Marco Musmeci
Dicembre è un varco.
Non un mese.
Un passaggio.
Il punto in cui tutto rallenta, si stringe, si fa chiaro.
È il tempo in cui guardi ciò che hai detto, ciò che hai taciuto, ciò che hai lasciato cadere nel rumore.
E capisci una cosa semplice: le parole non sono decorazioni.
Sono direzioni.
Le parole sono i mattoni invisibili con cui hai costruito questo anno.
Le frasi pronunciate. Le intenzioni sparse.
Le verità sussurrate quando nessuno guardava.
Tutto ha preso forma.
Tutto ti ha portato qui.
Dicembre chiede sincerità.
Ti mette davanti allo specchio e ti sussurra: cosa hai creato con la tua voce?
Perché ogni parola è un seme.
E i semi non aspettano.
Crescono comunque.. in silenzio, nell’ombra, nei giorni in cui pensavi di non muovere nulla.
E allora il manifesto è questo:
torna alla parola essenziale.
Taglia il superfluo.
Riconosci ciò che conta.
Scegli frasi che aprono invece di chiudere.
Parole che liberano invece di trattenere.
Voce che illumina invece di giudicare.
Perché c’è un potere che dimentichiamo troppo spesso:
la parola che crea.
Quella che cambia l’aria.
Quella che riaccende un cuore.
Quella che ti fa dire: da qui ricomincio.
Dicembre serve a questo.
A guardare indietro senza restarci.
A guardare avanti senza paura.
A capire che il domani non lo trovi: lo pronunci.
E allora usa la tua voce.
Non solo per raccontare ciò che è stato,
ma per immaginare ciò che può essere.
Le parole scelte con cura diventano passi.
E passo dopo passo,
si costruisce il futuro che vuoi abitare
Foto in copertina di Pascal Debrunner