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Interviste

“The Wonder – Il Giorno in cui ho perduto me stessa”: il Film documentario proiettato a Falcone

Il documentario di Joshua Wahlen e Alessandro Seidita ha incontrato il pubblico messinese presso l’ASD Sicily Annapurna Yoga Academy, con la partecipazione del regista Joshua Wahlen

Una cinquantina di persone. Il buio di una sala che si accende solo di immagini. E un silenzio che, invece di essere vuoto, si riempie di senso. È stata questa l’atmosfera della proiezione di “The Wonder – Il giorno in cui ho perduto me stessa”, il documentario indipendente — nato da una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso — dei registi Joshua Wahlen e Alessandro Seidita, ospitato presso l’ASD Sicily Annapurna Yoga Academy di Falcone. Alla serata ha preso parte, con un’ospitalità che ha reso l’incontro ancora più prezioso, lo stesso Joshua Wahlen, che abbiamo avuto l’occasione di intervistare.

Un film che non si guarda soltanto: si attraversa

Definire “The Wonder” un documentario è, in un certo senso, riduttivo. Fin dai primi minuti si ha la sensazione di essere trasportati in una dimensione meditativa, dove la parola lascia progressivamente spazio al sentire, la mente si acquieta, e ci si lascia condurre dalle frequenze di immagini quasi oniriche — eppure reali — di luoghi della terra che sembrano le interiora di un corpo umano. È come entrare dentro la terra e sentirne il respiro, i battiti, e attraverso essi percepire la sua esistenza e la nostra, all’unisono: l’essere umano quale infinitesima parte di un tutto molto più grande.

È un dire che non è dire, ma un richiamo alla nostra vera essenza; un vedere in cui, a volte, è perfino la parola a risultare disturbante, un’interferenza rispetto a ciò che le immagini e il silenzio riescono già da soli a restituire.

Le voci protagoniste

Le parole delle protagoniste del film — le scrittrici Barbara Alberti e Susanna Tamaro, le poetesse Chandra Candiani e Roberta Dapunt, la teologa Antonietta Potente, l’artista e performer Claudia Fabris e l’orientalista Grazia Marchianò — sono state inserite nel documentario sotto un attento studio, con lo scopo di creare un’armonia, un tono corale che era poi l’intento stesso dei registi. Ognuna di loro è stata intervistata e ha offerto la propria esperienza di vita rispetto a ciascuno degli argomenti trattati: la natura, il silenzio, e ancora la presenza, così viva e vibrante all’interno del film.

Loro, le protagoniste, come ha raccontato lo stesso regista, «hanno fatto un passo indietro per risuonare insieme nella meraviglia del progetto».

Un percorso che viene da lontano

Il progetto scaturisce da un viaggio itinerante compiuto dai due registi, che in precedenza avevano già realizzato il documentario “Voci dal Silenzio”, dedicato agli eremiti d’Italia e insignito di diversi riconoscimenti nazionali e internazionali, e scritto l’omonimo libro “Voci dal silenzio. Un viaggio tra gli eremiti d’Italia”, pubblicato da TEA. Da lì, dalle parole nate in quelle occasioni, sono nate le sincronicità, gli incontri che hanno poi portato a “The Wonder”.

Il senso della vita, secondo la parola femminile

Il senso della vita, qual è? Ce lo dicono bene queste scrittrici, poetesse, artiste, che nel film portano la parola femminile nel senso — quella sensibilità generatrice di sensi, appunto — capace di fendere e toccare le corde più intime dell’esistenza, costringendo alla domanda di senso: chi sono io su questa terra?

Da questa domanda nasce l’uomo creante, un uomo che tuttavia è libero di essere generatore di morte, la società moderna con il suo surplus di ego, o creatore di vita, in sé e fuori di sé, ispirato dall’immagine divina.

A Joshua e ad Alessandro va riconosciuto il merito di aver creato qualcosa che va oltre loro stessi, offerto all’Altro per farlo diventare Altro da sé, e quindi autentico in questo cammino.

Guarda l’intervista qui

L'Autore

Elena Grasso

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.