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Bellezza.Pensiero.Creazione.
Il Senso delle Cose

La natura infinita: lo sguardo cosmico di Giordano Bruno

Nel pensiero di Giordano Bruno, la natura non è semplice materia, ma rivelazione vivente del divino. Un’idea che attraversa i secoli e continua a interrogare il nostro tempo.

La natura è la manifestazione di Dio. È così che il filosofo nolano Giordano Bruno concepisce l’esistenza: rappresentazione sensibile, non qualitativamente differente, dell’infinito universo. Così sopra, così sotto: rievocando l’enunciato ermetico di antica sapienza, per Bruno non c’è distanza tra noi e Dio, perché Egli vive in noi e nella natura stessa.

Oggi potremmo accettare con relativa facilità un simile assunto, forse per l’apparente libertà culturale in cui siamo immersi. Ben diverso fu nel 1600, quando, a causa del suo pensiero, il filosofo venne condotto al rogo in Campo de’ Fiori, a Roma.

Ma comprendiamo più a fondo l’idea bruniana di natura. Secondo Bruno, per avere un rapporto con il divino non occorre attraversare le rigidità dei dogmi né appartenere a un’istituzione. Il suo è un legame libero, creato e creante, tra la natura e l’uomo. Quest’ultimo è in grado di percepire l’infinita bellezza dell’Essere divino anche attraverso l’osservazione di un tramonto o mediante l’esercizio consapevole dei sensi.

In questo rapporto intimo con le cose risiede, per Bruno, l’essenza stessa di Dio: nel respiro profondo, nello scorrere dell’acqua, nella pura sensazione di trovarsi immersi in un campo soleggiato, dove la luce e l’odore del grano penetrano nel corpo regalando una percezione di infinito.

È la stessa esperienza che si vive quando si osserva il mare all’alba, quando il silenzio sembra dilatarsi e il confine tra il corpo e l’orizzonte si assottiglia. In quell’istante non c’è separazione: l’uomo non contempla la natura, ne è parte. È questo il punto radicale del pensiero bruniano.

Per Giordano Bruno la natura è dunque un messaggio che ricorda all’uomo la propria origine divina, ma non è soltanto questo. Rapportando il suo pensiero all’oggi, possiamo affermare che fu un autentico anticipatore dei tempi, un pensatore antisistemico capace di vedere oltre i muri creati dal potere e dalla paura. Fu un profeta dell’infinito, un uomo che non accettò il pensiero dominante e che andò alla ricerca di ciò che sentiva vero nel proprio cuore.

Vagò per diverso tempo tra Londra, Parigi, la Germania, Praga e l’Italia, dove trovò infine la morte al rogo, anche a causa di un inganno organizzato dallo stesso nobile che lo aveva chiamato per insegnargli le arti magiche. Fu perseguitato dalla Chiesa di Roma e, successivamente, dagli ambienti calvinisti, nei quali riconosceva la stessa rigidità di pensiero dei cattolici. Non ebbe ristoro, ma non smise mai di essere fedele a sé stesso; non tradì il proprio sentire profondo né scese a compromessi con il potere.


Un pensiero contro il potere

Perché un potere che non lascia spazio alla creazione è soltanto controllo, manipolazione. Per questa ragione Bruno immaginò un sistema religioso non confessionale e non rivelato, e un’etica fondata sulla ragione piuttosto che sul dogma. Già nello Spaccio de la bestia trionfante auspicava un’umanità non divisa dalla pretesa di possedere un’unica verità, ma capace di riconoscere in Dio la causa prima di ogni cosa e il principio verso cui tendere per una renovatio mundi.

La sua denuncia riguardava la rottura dei nessi tra Dio e il mondo, provocata dall’ingordigia umana e dai poteri ecclesiastici che, a suo avviso, avevano turbato la purezza del messaggio cristico. Un messaggio quanto mai attuale, che pone il pensiero bruniano tra le voci più vive del discorso filosofico contemporaneo.

L’uomo odierno sembra aver smarrito la via perché ha spezzato il suo legame con l’infinito: non si riconosce più come parte dell’Essere, cedendo alla materia e identificandosi esclusivamente con una razionalità chiusa. Come si legge nella prefazione allo Spaccio de la bestia trionfante, curata da Michele Ciliberto, “al fondo la renovatio mundi coincide con il ristabilimento della comunicazione tra Dio, uomo e natura”.


La natura come via di rinascita

Anticipatore dei tempi? Forse sì. Per dirla con l’antica sapienza ermetica, solo dall’attraversamento dell’oscurità può germinare una vera rinascita. Bruno oggi non appare più come un visionario isolato, ma come un uomo che seppe connettersi con il tutto, con il sé profondo, per far emergere una verità che supera ogni steccato.

Dio è principio primo, sorgente da cui tutte le cose sono generate, ma non secondo la concezione di una distanza ontologica tra creatore e creato. Piuttosto, secondo un’emanazione sostanziale che continuamente produce se stessa in un ordine di “priore e posteriore”, secondo natura, durata e dignità.

Che cosa accadrebbe se oggi Giordano Bruno avesse ragione? Se l’uomo riscoprisse la propria natura divina non per dominare, ma per ricordare sé stesso come parte della medesima sostanza del sole, delle stelle e dell’universo intero?

La natura è viva, possiede linguaggi propri e influisce profondamente sulla vita del pianeta. Eppure l’uomo sembra averlo dimenticato. Ritrovare questo sé perduto potrebbe essere il compito di un’umanità che si risveglia, che non si percepisce più sotto il controllo di una realtà illusoria, ma riconosce nella connessione con la natura la possibilità della propria salvezza interiore.

Giordano Bruno, come molti portatori di verità, pagò con la vita la fedeltà al proprio pensiero. Ma ciò che è autentico non si spegne nel fuoco. Dopo secoli, quella visione riemerge ancora, come acqua che sgorga e non può più essere trattenuta.

L'Autore

Elena Grasso

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.