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Trame del gusto

Pagnotta e Salute: Storia di un Pane che ci ricorda Chi siamo

di Elena Grasso

Tre fratelli uniti dal desiderio di cambiare, trovano in una pagnotta il senso vero del “nutrirsi”

Ci sono progetti che nascono in silenzio, da incontri apparentemente casuali, e poi crescono fino a diventare testimonianze vive di una filosofia. È il caso di Pagnotta e Salute, laboratorio artigianale di Milazzo fondato dai fratelli Carmelo, Vincenzo e Mario Presti, dove il pane non è solo cibo, ma un racconto di armonia, ascolto e ritorno alla terra.

Tutto comincia con un libro prestato. Un testo sul Tao, sulla filosofia orientale dell’alimentazione e sull’equilibrio come via al benessere. Una parola che apre una porta. Un concetto che diventa possibilità. Per i fratelli Presti, quella lettura non è rimasta sulla pagina: si è trasformata in pratica quotidiana, in un nuovo modo di scegliere, nutrire e nutrirsi.

Tra tutti gli insegnamenti, uno li affascina più degli altri: il ruolo del pane, alimento semplice e sacro, che rivela la qualità stessa del cibo. Approfondendo, scoprono il mondo delle farine integrali non raffinate, ottenute da grani antichi siciliani come Russello e Timilia — varietà rimaste indenni dai processi di “miglioramento genetico” e dalla successiva industrializzazione del Novecento, che portarono alla diffusione di grani più produttivi ma meno ricchi e meno diversificati.

Si apre così una nuova avventura. Dal bancone della loro macelleria, i tre fratelli acquistano queste farine biologiche, macinate a pietra, e cominciano a sperimentare. Sanno che quel pane fa bene, ma il gusto è diverso da ciò a cui erano abituati loro e i clienti. Siamo nei primi anni Duemila: la cultura del cibo era ancora lontana dall’attenzione di oggi, e parlare di grani antichi sembrava quasi un ritorno al passato.

Eppure, come sempre accade quando il seme è buono e il lavoro è costante, i risultati arrivano. Prova dopo prova, assaggio dopo assaggio, trovano l’equilibrio tra sapore e consistenza. I primi ad innamorarsene sono i familiari e poi i clienti della macelleria. È un segnale. Così i fratelli Presti scelgono il coraggio: lasciano l’attività di famiglia e aprono Pagnotta e Salute, trasformando il loro percorso personale in una proposta di benessere per tutti.

La conoscenza crea libertà. E approfondendola, il loro pane diventa “sapiente”: forme rigorose da 1 kg e 200 g, dimensione che custodisce la vitalità dei lieviti fino alla cottura; lievitazione di 24 ore; solo lievito madre al 100%, per una digestione naturale, soprattutto quando il pane riposa qualche giorno.

Ma c’è di più: ogni pagnotta prende forma accompagnata da musica classica, le cui vibrazioni positive agiscono sull’acqua contenuta nel pane e sostengono il processo di fermentazione. Un gesto poetico e al tempo stesso coerente con la loro visione: nessun compromesso con i tempi moderni, solo rispetto dei ritmi vivi delle cose.

Pagnotta e Salute non propone un semplice pane, ma un modo di vivere. Una chiamata gentile a rieducare il proprio rapporto con il cibo, ricordando che per migliorare il mondo serve tornare alle origini.

«Immagino un mondo più onesto — ci racconta Carmelo — dove la priorità non sia il denaro e non si comprometta la salute del consumatore. La strada giusta è ritornare alla terra, ai suoi ritmi, prendere luce, stare meno chiusi negli uffici, dormire abbastanza e ritrovare l’unità familiare».

E forse non è un’utopia. Perché oggi la loro clientela è più consapevole, più attenta. Dopo un primo periodo in cui il palato non riconosceva quei sapori antichi, è arrivato un tempo nuovo, maturo: quello in cui chi acquista sa che mentre il pane bianco può gravare sull’organismo, il pane ottenuto da grani antichi è un nutrimento che protegge, sostiene e previene.

Pagnotta e Salute è la prova che quando la parola crea, può nascere un pane che cura, che educa, che ricorda chi siamo. Un pane che non è moda, ma memoria. E futuro.

L'Autore

Elena Grasso

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.