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Dove gli angeli posano le ali. La Piscina di Venere di Milazzo

“Ci sono luoghi che non si visitano. Si raggiungono. E quando ci arrivi, capisci che stavi cercando questo da sempre.”


Esistono angoli del mondo che sembrano non appartenere del tutto alla terra. Luoghi sospesi tra il mito e la materia, dove la roccia e l’acqua dialogano da millenni con una luce che sembra venire da qualcosa di più grande. La Piscina di Venere, a Capo Milazzo, è uno di questi luoghi. Un diamante incastonato nell’abbraccio delle scogliere, un brillante custodito dall’Area Marina Protetta che lo circonda e lo preserva — perché certe meraviglie non si possiedono, si proteggono.

La scala che porta in paradiso

Per arrivarci, bisogna guadagnarselo. Dal piazzale del Belvedere di Capo Milazzo si imbocca un sentiero che profuma di fico d’India e ulivo selvatico, nella vegetazione più antica e silenziosa della Sicilia. La strada scende lenta, panoramica, generosa di scorci sulle Isole Eolie — Vulcano in testa, vigile e fumante all’orizzonte come se anche lei stesse guardando. Poi, quasi d’improvviso, appare la scalinata: duecento gradini che scendono verticali tra la roccia, chiamati non a caso la Scala del Paradiso — Stairway to Heaven, come il cartello recita, in omaggio a qualcosa di universale che tutti, in un modo o nell’altro, sanno riconoscere.

È qui che si capisce: questo posto è il luogo in cui gli angeli custodiscono le loro ali prima di arrivare sulla terra. Il luogo in cui il cielo decide di fermarsi, di appoggiarsi alla roccia, di specchiarsi nell’acqua. Ogni gradino è un passo verso qualcosa di difficile da nominare — e forse è giusto così, perché il sacro resiste alle parole.

Il mito, la dea, l’acqua che rigenera

Il nome non è casuale. Non lo è mai, quando il nome porta con sé secoli di immaginazione collettiva. La leggenda narra che Venere — Afrodite per i Greci, dea dell’amore e della bellezza — eleggesse questo specchio d’acqua come il suo rifugio segreto. Qui, lontana da occhi indiscreti, si immergeva nelle acque calme e trasparenti per ritrovare la purezza perduta, per rigenerarsi dopo i suoi amori, per ritornare intera. E mentre lei si bagnava nella pozza protetta dalle rocce, il marito Vulcano la osservava da lontano, geloso, dalle fumarole dell’isola che porta il suo nome — quella stessa isola che si vede perfettamente da qui, come se il mito avesse scelto il suo palcoscenico con cura millimetrica.

Esiste anche un’altra versione, più umana e per questo forse ancora più toccante: non la dea, ma una ninfa di bellezza paragonabile a Venere, che ogni sera al tramonto scendeva in questo laghetto. Un giovane la scoprì per caso, rimase folgorato, e ogni giorno tornava a nascondersi dietro la roccia per osservarla. Il padre della ninfa — dio del mare, geloso e spietato — li scoprì e trasformò il ragazzo in pietra. Da quel momento, quella roccia portò scolpito su di sé il volto del giovane, sempre rivolto verso le acque. E ogni sera, al tramonto, la ninfa si immergeva per farsi guardare dal suo compagno pietrificato, per non lasciarlo solo nell’eternità della roccia.

Amore e perdita. Bellezza e sacrificio. È il Mediterraneo che parla, come ha sempre fatto.

Un gioiello incastonato tra le rocce

La Piscina è una vasca naturale scavata nei secoli dalla roccia calcarea, che si riempie dell’acqua del Tirreno attraverso il moto ondoso. La forma è quasi circolare — come una coppa offerta al cielo — e l’acqua al suo interno è solitamente più calda di quella del mare aperto, più raccolta, più intima. Le pareti rocciose la abbracciano su tutti i lati in un anfiteatro perfetto, modellato da millenni di vento e onde. Sul lato sinistro si erge lo scoglio chiamato il Carciofo, le cui forme irregolari ricordano le foglie dell’ortaggio — un tocco di ironia gentile della natura, che tra tanta grandiosità si concede anche questo.

Il fondale è cristallino, ricco di piccoli crostacei, molluschi, pesci che scivolano silenziosi tra le rocce. Lo snorkeling qui è un privilegio. E la vista — in una giornata limpida — abbraccia l’intero arcipelago delle Eolie, da Vulcano a Lipari, come se il mare volesse mostrarti tutto d’un colpo, senza trattenerti niente.

La piscina fa parte dell’Area Marina Protetta

La Piscina di Venere si trova nel cuore dell’Area Marina Protetta di Capo Milazzo, istituita nel 2019 a tutela di uno degli ecosistemi più ricchi e fragili della costa nord-orientale siciliana. Un’area che custodisce fondali di straordinaria biodiversità — gorgonie bianche e gialle, praterie di posidonia oceanica, corallo nero — e che ha fatto della conservazione il suo linguaggio. Quindici percorsi di immersione, programmi di educazione ambientale, ricerca scientifica: l’Area Marina Protetta è la coscienza di questo luogo, il presidio silenzioso che garantisce che la bellezza continui a esistere.

Perché certi diamanti non si mettono in vetrina. Si proteggono, si custodiscono, si raggiungono solo a piedi, con la fatica giusta e la ricompensa meritata.

Arrivare lì è già un rito

Quando si percorre l’ultimo gradino della Scala del Paradiso e la Piscina si apre davanti, c’è un momento — pochi secondi, forse — in cui il pensiero si ferma. L’acqua è lì, turchese e immobile nella sua conca di roccia, con le Eolie sullo sfondo e il silenzio che vale più di qualsiasi parola. È il momento in cui si capisce perché questo posto si chiama così. Perché Venere lo scegliesse. Perché la scala che ci porta qui portasse il nome del paradiso.

La Piscina di Venere si trova a Capo Milazzo, all’interno dell’Area Marina Protetta di Capo Milazzo, in provincia di Messina, Sicilia. Si raggiunge a piedi dal piazzale del Belvedere di Capo Milazzo, percorrendo circa 3 km di sentiero panoramico.

Foto in copertina di Carmelo Isgrò

L'Autore

Elena Grasso

Redattore di Aureè Magazine. Scrive di cultura, estetica e pensiero contemporaneo.